San Vito. Chiesa rinnovata

Introduzione a cura di: Maria Antonietta Crippa
Politecnico di Milano, DAStU
Edizione maggio 2015

Nella chiesa di San Vito l’isolamento del suo volume è pienamente
rispettato, nello stesso tempo l’edificio si inserisce nell’ordine urbanistico
non in modo perentorio ma come “Casa del Signore, che è poi nel
medesimo tempo casa di tutto il suo popolo”.
Per questo più puntuale dovrà essere l’attenzione per le qualità
specifiche, anche simboliche, delle chiese; non minore dovrà essere
quella per la loro configurazione esterna, soprattutto se si vuole
salvaguardare il valore di soglia che i loro ingressi, i sagrati e le
piazze antistanti veicolano, segnalando il ricco dialogo di pace,
tra vita religiosa e vita civile delle comunità, che è preziosa eredità
dell’umanesimo cristiano.

Storia di un progetto e di un cantiere

LAVORO IN CANTIERE

La pubblicazione racconta del progetto per la risistemazione della chiesa di San Vito al Giambellino a
Milano, comprensivo della nuova facciata della chiesa, del sagrato, dell’oratorio e del campo sportivo.
Inoltre vengono narrati tutti i momenti fondamentali del cantiere e i rapporti che si sono per tutto il
periodo mantenuti con il territorio, i fedeli e in generale i cittadini.
Sono stati evidenziati alcuni punti salienti che riguardavano le motivazioni dell’importante lavoro che
ha trasformato un luogo precedentemente utilizzato come posteggio ed evidenziando l’importanza di
questo spazio come soglia tra la città e la chiesa.
Il cantiere è stato quindi visto come un rapporto di partecipazione in cui tutti venivano sempre messi al
corrente degli intereventi, delle difficoltà e dei passaggi progettuali.
Il nuovo fronte della chiesa voleva innanzitutto mostrare un’architettura cristiana riconoscibilie con tre
elementi fondamentali: il portale, la grande croce luminosa e le campane di cui viene raccontata la
storia.
Il testo è dotato di una documentazione fotografica che illustra tutte le fasi e con il commento del
parrocco Don Antonio Torresin e l’introduzione di Maria Antonietta Crippa docente al Politecnico di
Milano.