Il progetto
La Chiesa di San Vito al Giambellino, costruita nel 1938, rimase incompiuta a causa della Seconda Guerra Mondiale. La facciata e il portico previsti dal progetto originario non furono mai realizzati. È un caso emblematico di architettura religiosa milanese del Novecento. Per decenni è rimasta sospesa tra la sua vocazione originaria e le necessità della comunità.
Lo Studio GFR Architettura ha sviluppato un progetto di riqualificazione dell’intero complesso parrocchiale della chiesa di San Vito al Giambellino. L’intervento è stato realizzato per fasi successive. Questo approccio ha permesso di intervenire gradualmente, senza interrompere la vita della comunità. Le fasi principali sono state:
Una particolare attenzione è stata dedicata al recupero degli elementi simbolici. Si è voluto infatti riproporre le campane in facciata, seppur di dimensioni contenute. Sono infatti un elemento fortemente rappresentativo della cristianità e dell’identità del luogo di culto.
La nuova facciata della chiesa di San Vito al Giambellino è concepita come un pronao. Insieme al portico in cotto, restituisce unità architettonica all’intero complesso. Completa così, dopo decenni, la visione originaria del progetto del 1938. Il portale d’ingresso è caratterizzato da una grande croce. Diventa il segno simbolico e identitario dell’edificio sacro, riconoscibile anche a distanza.
L’intervento è stato approvato dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Milano. Questo garantisce la coerenza storica e architettonica delle scelte progettuali adottate.
Il progetto ha restituito alla comunità del Giambellino uno spazio accogliente e funzionale. È pienamente coerente con il disegno originario. Dopo oltre ottant’anni, completa finalmente la visione dell’edificio. Questo intervento dimostra come il restauro dell’architettura religiosa possa conciliare fedeltà storica, esigenze liturgiche contemporanee e vita di quartiere.
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Chiesa incompiuta dal 1938, in stato di degrado. I campi da gioco collegati all’oratorio non erano utilizzabili poiché pieni di buche e con il drenaggio non funzionante. La pavimentazione del sagrato in asfalto utilizzato come parcheggio. I prospetti degli edifici privi di qualità architettonica e con intonaco deteriorato
L'intervento ha completamente riqualificato l'intero complesso parrocchiale, comprendendo l'oratorio, il campo giochi, il campo da calcio e la realizzazione di una nuova cappella, restituendo questi spazi alla comunità con una rinnovata qualità architettonica e funzionale. Fulcro del progetto è il nuovo sagrato, concepito come uno spazio aperto e accogliente. Il portico in cotto, ispirato all'idea originaria dell'edificio ma aperto verso la strada, crea un dialogo diretto tra la chiesa e lo spazio pubblico. A caratterizzare l'ingresso è il nuovo portale in calcestruzzo TX Active, inciso da un'imponente croce alta otto metri che, illuminata dall'interno nelle ore serali, diventa un forte segno architettonico e simbolico. La nuova pavimentazione, articolata tra gradonate e rampe per garantire la piena accessibilità, è realizzata in cubetti e lastre di beola, impreziosite da fasce in pietra bianca di Trani che definiscono il disegno del sagrato e accompagnano il percorso verso la chiesa.



“Restaurare un edificio, ripensare spazi e ambienti, sono operazioni che possono sembrare banali e invece sono occasioni per capire chi siamo, cosa desideriamo, dove stiamo andando. Vale per gli spazi urbani, per le casa, vale anche le chiese. Mi sono trovato, da parroco a ereditare un progetto di ristrutturazione degli spazi esterni della parrocchia nella quale ero stato appena destinato. Erano soprattutto spazi dedicati all’oratorio, campi sportivi e cortili… Certo questa attenzione è segno di una cura educativa della comunità per i più piccoli. Ma tra gli spazi c’era anche il “sagrato”, ovvero ciò che separa l’entrata della chiesa dalla strada pubblica. Serviva un idea e un progetto, e quindi un architetto. È così che ho conosciuto Giovanna Franco Repellini, perché l’abbiamo invitata a proporre una soluzione architettonica per il sagrato. Alla fine il progetto scelto è stato il suo. Ma questa scelta è il frutto di una condivisione di una visione. Il Sagrato è tante cose. Anzitutto è la prima immagine che, dalla strada, ciascuno può cogliere di cosa sia una chiesa. Ora precedentemente il sagrato era un parcheggio ammalorato! Abbiamo pensato dovesse invece esprimere dei simboli che facessero riconoscere il senso di quell’edificio. E così è nata l’idea di un portale che raddoppiasse la porta di ingresso con una grande croce e nelle pareti laterali una iconografia religiosa (le palme per richiamare il martire Vito a cui la chiesa è dedicata, e una colomba). Poi il sagrato è uno spazio che accoglie sia chi entra sia chi esce, uno spazio di incontro, di sosta, di intrecci di relazioni. Segno di una chiesa che si apre alla città. Per realizzare questa visione abbiamo lavorato intensamente con l’architetto Repellini che si è rivelata una persona attenta e sensibile, alla fine anche un’amica con cui è stato piacevole e stimolante lavorare. Abbiamo potuto mettere insieme ricerca di innovazioni tecnologiche, cura per i lavori, visioni condivise, sogni direi da realizzare. Per questo la ringrazio e credo che la parrocchia di San Vito porti una traccia indelebile del suo lavoro. Antonio Torresin, parroco di San Vito al Giambellino dal 2010 al 2024”