Umidità di risalita: capire il muro prima di intervenire

Macchie alla base delle pareti, intonaco che si gonfia, sali, pittura che si sfoglia: sono i segnali più comuni di un muro umido, che molti attribuiscono subito all’umidità di risalita.
Ma prima di parlare di umidità di risalita bisogna capire da dove arriva l’acqua. Può provenire dal terreno, da una parete controterra, da un’infiltrazione o da una perdita. Nelle ristrutturazioni, soprattutto negli edifici più vecchi, non esiste una soluzione valida per tutti.
Proteggere dall’esterno una muratura a contatto con il terreno
Quando l’acqua arriva dal terreno, una possibilità è intervenire all’esterno dell’edificio. Si può scavare lungo la muratura e realizzare un sistema di impermeabilizzazione e drenaggio, utilizzando, dove appropriato, anche una membrana bugnata, secondo un principio analogo a quello adottato nelle nuove costruzioni.
Attenzione però alle vecchie fondazioni: scavare a ridosso di una fondazione esistente significa modificare le condizioni del terreno che la circonda e può comprometterne la stabilità. Prima di scavare bisogna quindi capire come sono fatte e quanto sono profonde le fondazioni e progettare di conseguenza l’intervento.
Pareti controterra: creare un’intercapedine
Cantine, seminterrati e case costruite su pendii presentano spesso pareti direttamente controterra.
Quando non si può intervenire efficacemente dall’esterno, in determinate situazioni realizziamo una controparete con pannelli in fibrocemento, mantenendola staccata dalla muratura. Una sottile apertura in basso e in alto permette all’aria di circolare nell’intercapedine.
Il principio è semplice: non nascondere un muro umido sigillandolo dietro una nuova parete.
Una vecchia casa molto umida? Prima lasciamola asciugare
Nelle vecchie case da ristrutturare capita di trovare al piano terra vaste zone umide, intonaci deteriorati e una forte presenza di sali.
In questi casi spesso preferiamo rimuovere completamente gli intonaci degradati, sia all’interno sia all’esterno dove possibile, e lasciare la muratura scoperta. Se il cantiere lo permette, il periodo estivo può favorire l’asciugatura naturale del muro per alcuni mesi.
Una muratura che ha assorbito acqua per decenni non può essere trattata come se dovesse asciugarsi in pochi giorni.

Intonaci traspiranti e deumidificanti per l’umidità di risalita
Una volta affrontata la causa dell’umidità, arriva il momento di ricostruire l’intonaco. Esistono intonaci traspiranti, macroporosi e specifici cicli deumidificanti, particolarmente interessanti nelle ristrutturazioni di murature antiche.
La loro funzione è favorire lo scambio di vapore e, nel caso dei sistemi specificamente studiati per il risanamento, gestire meglio l’evaporazione e la presenza dei sali.
Ma un intonaco deumidificante non elimina da solo la causa della risalita. Per questo considero l’intonaco una parte dell’intervento, non “la cura” del muro umido. Anche la finitura finale deve essere coerente: mettere sopra un intonaco permeabile una pittura poco permeabile al vapore può vanificare parte del lavoro.
Le “flebo”: la barriera chimica contro l’umidità di risalita
C’è poi un sistema che in studio chiamiamo, in maniera molto intuitiva, “le flebo”.
Si praticano nella muratura fori a intervalli regolari attraverso i quali viene introdotto un prodotto idrofobizzante per creare una barriera alla risalita dell’acqua. È la cosiddetta barriera chimica.
Può essere una soluzione interessante, ma bisogna sapere che cosa c’è dentro il muro: la distribuzione del prodotto dipende dalle caratteristiche e dalla continuità dei materiali. Il sistema richiede materiali in grado di assorbire e distribuire il prodotto; murature eterogenee, cavità e laterizi forati richiedono particolare attenzione e possono rendere necessarie tecniche differenti.
Il taglio dei muri contro l’umidità di risalita? Io sono contraria
Esiste anche un sistema molto più drastico: tagliare orizzontalmente la muratura e inserire una barriera impermeabile, creando fisicamente un’interruzione alla risalita dell’acqua.
Personalmente sono totalmente contraria a questo tipo di intervento nelle ristrutturazioni. Significa intervenire sulla continuità di una muratura esistente, spesso antica e non sempre perfettamente conosciuta, con un’operazione molto invasiva che deve essere valutata anche sotto il profilo strutturale.
Quando sono disponibili strategie meno invasive, preferisco non tagliare un muro per curarne l’umidità.
E i sistemi elettrici?
Esistono anche sistemi elettrici ed elettrofisici proposti per contrastare l’umidità di risalita. Si tratta di tecnologie diverse tra loro, dall’elettrosmosi con elettrodi ad altri dispositivi elettronici, e non vanno quindi considerate come un’unica soluzione.
Non rientrano tra i sistemi sperimentati direttamente dallo Studio GFR e preferiamo quindi non esprimerne qui una valutazione.
Come per qualsiasi intervento sull’umidità, prima di adottarli riteniamo importante verificare il principio di funzionamento, la sua applicabilità alla specifica muratura e la possibilità di misurare nel tempo i risultati ottenuti.
Umidità di risalita: prima di scegliere il rimedio, capire la causa
Questa rimane la regola fondamentale.
Davanti a un muro umido si tende a cercare immediatamente un prodotto: una pittura, un intonaco, una resina, una centralina. Ma il muro umido è il sintomo, non la diagnosi.
Bisogna capire da dove arriva l’acqua, osservare come è costruito l’edificio, conoscere i materiali e il rapporto delle murature con il terreno. Solo dopo si decide se scavare all’esterno, creare un’intercapedine, lasciare asciugare il muro, utilizzare un intonaco specifico, realizzare una barriera chimica o combinare più interventi.
Nelle ristrutturazioni degli edifici esistenti, conoscere prima di intervenire evita molti errori dopo.


