Tra ragione e sentimento

Il metodo di progettazione di uno studio di architettura, tra ragione e vita quotidiana
Una casa ci piace quando mescola ragione e sentimento
Il metodo di progettazione architettonica è ciò che trasforma una ristrutturazione in una casa capace di durare nel tempo. Ogni scelta progettuale nasce da un equilibrio tra tecnica, funzionalità e vita quotidiana. Quando una ristrutturazione finisce, il progetto è finito. Ed è giusto che sia così. Dopo mesi di lavoro, riunioni, decisioni, imprevisti e cantiere, è bello consegnare la casa, stringersi la mano e lasciare finalmente che le persone inizino a viverla. In quel momento sono felici i clienti, è felice l’architetto e, a dire il vero, tutti sono anche contenti di prendersi una piccola pausa gli uni dagli altri.
Eppure, proprio da quel giorno, la casa comincia la sua vita vera.
Non il progetto, che è concluso, ma la casa. Una casa, a differenza di un oggetto di consumo, è pensata per durare nel tempo. Le mode cambiano, così come cambiano le persone, le abitudini e le esigenze di chi la abita. Proprio per questo una casa ben progettata non resta immobile: è capace di trasformarsi senza perdere la propria identità. Accoglie nuove persone, nuovi oggetti, nuovi ricordi e si adatta con naturalezza ai cambiamenti della vita. È questa capacità di evolvere nel tempo, più che inseguire le tendenze del momento, a renderla un progetto destinato a durare.
Due architetture convivono nello stesso luogo
Nel corso degli anni mi sono convinta che ogni casa sia composta da due architetture.
La prima è quella che possiamo progettare. È fatta di proporzioni, luce, materiali, tecnica costruttiva e di un’ordinata distribuzione degli interni. È la parte razionale del progetto, quella che organizza gli spazi, rende semplici i gesti quotidiani e costruisce un equilibrio destinato a durare nel tempo.
La seconda architettura, invece, non appartiene all’architetto.
È costruita lentamente da chi vive la casa. È fatta dei libri che si accumulano sugli scaffali, delle fotografie appese senza seguire una geometria perfetta, di un tavolo trovato durante un viaggio, di una poltrona ereditata che nessuno avrebbe il coraggio di buttare via, di un quadro acquistato quasi per caso o di un oggetto che racconta una storia familiare.
Nessun progetto può prevedere tutto questo. Ma un buon progetto deve essere capace di accoglierlo.

Quando queste due architetture dialogano, la casa acquista personalità senza perdere equilibrio. Quando invece una prevale completamente sull’altra, qualcosa inevitabilmente si rompe: o la casa diventa un esercizio di stile, oppure perde quella coerenza che rende piacevole viverla. È proprio questo metodo di progettazione architettonica che permette a una casa di evolversi senza perdere la propria identità.
Il metodo di progettazione architettonica crea lo stile
Si parla spesso dello stile di un architetto come se fosse una collezione di materiali, colori o dettagli riconoscibili.
Io credo che lo stile sia altro. Per me è un metodo di progettazione architettonica, capace di mettere in relazione spazio, funzione e persone.
Significa riuscire a mettere insieme la razionalità delle funzioni con la libertà della vita quotidiana. Significa costruire una casa con una forte identità architettonica, senza trasformarla in un oggetto rigido.
Mi interessa progettare case che, con il passare degli anni, raccontino sempre meglio la personalità di chi le abita.
Per questo ogni progetto nasce da un equilibrio delicato: dare ordine senza imporre, costruire un’identità senza impedirne l’evoluzione. È un’idea vicina a quella che Robert Venturi, uno dei teorici più influenti dell’architettura del Novecento, esplorava già negli anni ’60 nel suo celebre saggio Complessità e contraddizioni nell’architettura: la buona architettura non teme l’ambiguità, la contiene.
Una casa deve anche sorprendere
Credo che una casa debba avere carattere.
Quando si apre la porta per la prima volta dovrebbe esserci qualcosa che rimane impresso: una luce inattesa, una prospettiva, un rapporto tra gli spazi, una materia, una proporzione. Non per stupire a tutti i costi, ma perché l’architettura, come ogni forma d’arte, deve essere capace di suscitare un’emozione.
Lo stupore, però, è soltanto l’inizio.
Una casa che funziona solo il giorno delle fotografie non è una casa riuscita. È una scenografia.
La vera qualità di un progetto emerge quando quello stupore iniziale lascia spazio a un piacere più profondo: quello di vivere ogni giorno ambienti che continuano a funzionare e a emozionare.
Elegante sì, ma fatta per essere vissuta
Negli ultimi anni abbiamo visto molte case impeccabili. Talmente perfette da sembrare disabitate.
Sono ambienti bellissimi, ma spesso ricordano più uno showroom che una casa.
E uno showroom ha uno scopo completamente diverso: esporre oggetti.
Una casa, invece, deve accogliere la vita.

La sua eleganza nasce quando un mobile di design convive naturalmente con un oggetto trovato in un mercatino, quando una libreria cresce negli anni, quando un quadro scelto d’istinto trova il proprio posto senza chiedere il permesso alle mode del momento.
Una casa è perfetta non solo se ha bei mobili e bei quadri, ma anche un buon ripostiglio lavanderia.
Il metodo di progettazione architettonica è un sistema
C’è una convinzione che il lavoro mi ha insegnato e che considero fondamentale.
Un progetto architettonico non è la semplice somma delle sue parti.
Un metodo di progettazione architettonica efficace considera ogni elemento come parte di un sistema coerente.
Ogni scelta dialoga con le altre. La luce modifica la percezione dei materiali, i materiali cambiano il modo in cui percepiamo lo spazio, gli arredi influenzano le proporzioni, perfino un singolo oggetto può rafforzare o indebolire il carattere dell’insieme.
Per questo motivo una casa non dovrebbe essere costruita come una raccolta di decisioni indipendenti.
Naturalmente, dopo la consegna, ogni famiglia continuerà a fare le proprie scelte, e deve essere così. La casa appartiene a chi la vive, non a chi l’ha progettata.
Ma c’è una differenza tra aggiungere nuovi capitoli a una storia e cambiare continuamente lingua mentre la si racconta.
Quando ogni scelta mantiene un dialogo con l’idea iniziale del progetto, la casa continua a crescere senza perdere la propria identità.
Quando invece ogni decisione segue soltanto l’occasione del momento o il gusto passeggero, non succede nulla di drammatico. Semplicemente, quel sistema di relazioni che rendeva forte l’architettura comincia lentamente a indebolirsi.
Una ristrutturazione cambia anche il modo di guardare una casa
Forse il risultato più interessante di una ristrutturazione non è soltanto una casa nuova.
È uno sguardo nuovo che si ottiene ragionando insieme sul significato degli spazi e degli oggetti: durante il progetto si impara a osservare la luce, le proporzioni, i materiali, il rapporto tra gli ambienti. Ci si accorge che alcune scelte, apparentemente insignificanti, modificano profondamente la qualità dello spazio.

Non è solo una questione di gusto raffinato o di competenze tecniche, è anche un modo diverso di guardare le cose.
Ed è questo, probabilmente, il regalo più duraturo che un buon progetto può lasciare.
Perché il metodo di progettazione architettonica fa la differenza
Chi affronta una ristrutturazione, un restauro o la progettazione di interni si trova spesso davanti alla stessa domanda: conviene affidarsi a un professionista o procedere da soli con impresa e arredatore? La differenza, nella nostra esperienza, non è solo tecnica ma anche di metodo: un progetto architettonico coordinato tiene insieme distribuzione degli spazi, impianti, pratiche autorizzative e direzione lavori, evitando che ogni decisione venga presa in isolamento e poi corretta in cantiere, con costi e tempi che crescono.
Questo vale ancora di più quando si lavora su edifici storici e restauri, dove ogni intervento deve dialogare con una struttura preesistente, con vincoli normativi e con una storia che l’architettura ha il compito di rispettare senza congelarla in un museo. È un tema che raccontiamo anche nelle nostre pubblicazioni e nella rassegna stampa, dove torniamo spesso sul rapporto tra memoria e trasformazione.
Un buon metodo di progettazione, in altre parole, non serve solo a disegnare bene uno spazio: serve a costruire un processo — dal primo sopralluogo alla consegna — in cui ogni scelta rimane coerente con le altre.

Domande frequenti sul metodo di progettazione
Quanto tempo richiede la progettazione di una ristrutturazione?
Dipende dalla complessità dell’intervento e dalla presenza di vincoli storici o autorizzativi, ma un progetto ben condotto prevede una fase di ascolto e ideazione, una di progettazione esecutiva e una di direzione lavori, pensate come un unico percorso continuo e non come tappe separate.
Come si definisce lo stile di una casa senza renderla anonima?
Lo stile nasce dal dialogo tra le scelte razionali del progetto — luce, proporzioni, materiali — e gli oggetti, i ricordi e le abitudini di chi la abita. Una casa riuscita non impone un’estetica: la costruisce insieme a chi ci vivrà.
È possibile ristrutturare un edificio storico mantenendone il carattere?
Sì, ed è anzi uno degli aspetti più delicati del lavoro di un architetto: unire l’antico con il moderno significa recuperare la struttura e la memoria dell’edificio, inserendo però impianti, comfort e funzioni contemporanee senza tradirne l’identità.
Cosa distingue un progetto architettonico da un semplice arredamento?
L’arredamento agisce sull’oggetto singolo; il progetto architettonico agisce sul sistema. Significa considerare come luce, materiali, distribuzione e arredi si influenzano a vicenda, così che l’insieme funzioni meglio della somma delle sue parti.
Il nostro metodo di progettazione architettonica
Alla fine, anche se le belle foto ci piacciono e ci danno soddisfazione, il nostro lavoro non consiste nel progettare case perfette per le fotografie ma per chi le abita.
Noi preferiamo progettare case capaci di attraversare il tempo.
Case con una forte identità architettonica, abbastanza solide da accogliere i cambiamenti senza perdere il proprio equilibrio, abbastanza ordinate da rendere semplice la vita quotidiana e abbastanza aperte da lasciare spazio ai ricordi, agli oggetti e alle persone.
Perché, come dico nel mio libro Una casa non è una tazza, una casa non ci accompagna soltanto per qualche stagione.
Ci accompagna per una parte importante della nostra vita.
Se vuoi conoscere il nostro metodo di progettazione architettonica e stai pensando a una ristrutturazione, a un restauro o alla progettazione degli interni della tua casa, scrivici: ne parliamo volentieri.


